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La CGUE e il diritto di prelazione del promotore: fine o nuovo inizio per il partenariato pubblico-privato?

Lo scorso 5 febbraio 2026, nella Causa C-810/24, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato l’incompatibilità con il diritto europeo (in particolare con la direttiva 2014/23/UE) del diritto di prelazione riconosciuto, ai sensi all’art. 183, comma 15, del previgente codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/2016), al promotore nell’ambito del project financing e, più in generale, dei procedimenti di partenariato pubblico-privato.

Il principio di sussidiarietà. Ecco come garantire i diritti di tutte le Regioni

📌#Autonomiadifferenziata: prime riflessioni In attesa di leggere le motivazioni sulla decisione della Corte Costituzionale, appare chiaro che la pronuncia della Corte rende ormai inevitabile un intervento di manutenzione da parte del #Parlamento che dovrà essere teso...

Sussidiarietà. La persona al centro. Il mio contributo al dibattito lanciato dal Prof. Dario Antiseri su Avvenire

Il desiderio è la radice umana della solidarietà e della sussidiarietà Nei giorni scorsi, il filosofo Dario Antiseri ci ha ricordato su questo giornale come nella dottrina sociale della Chiesa i principi di sussidiarietà e solidarietà, oltre ad essere strettamente...

La CGUE e il diritto di prelazione del promotore: fine o nuovo inizio per il partenariato pubblico-privato?

Lo scorso 5 febbraio 2026, nella Causa C-810/24, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dichiarato l’incompatibilità con il diritto europeo (in particolare con la direttiva 2014/23/UE) del diritto di prelazione riconosciuto, ai sensi all’art. 183, comma 15, del previgente codice dei contratti pubblici (d.lgs. n. 50/2016), al promotore nell’ambito del project financing e, più in generale, dei procedimenti di partenariato pubblico-privato.

Separazione delle carriere e referendum costituzionale

Il 31 ottobre 2025 il Prof. Angelini è stato ospite della trasmissione “Aria Pulita” condotta da Simona Arrigoni per discutere della riforma costituzionale approvata in Senato lo scorso 30 ottobre che prevede la separazione delle carriere dei magistrati, due distinti Consigli Superiori della Magistratura (CSM) e un’Alta Corte disciplinare, il cui referendum dovrebbe tenersi nella primavera del 2026.