Porti: più infrastrutture per battere la concorrenza in mare

L’intervista di ItaliaOggi7 al Prof. Fabio Giuseppe Angelini, Senior Partner Angelini e Associati e membro del gruppo di lavoro istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per lo studio, la ricognizione e la predisposizione degli atti attuativi propedeutici alla transizione al nuovo assetto di governance previsto dal disegno di legge di riforma della legge 84/1994.

(ItaliaOggi, 31 agosto 2026)

Le regole europee, la spinta verso la sostenibilità e la crescente instabilità geopolitica rappresentano sfide ma anche opportunità per il sistema portuale italiano. Il disegno di legge di riforma della portualità riorganizza la legge 84/1994 per modernizzare la governance, centralizzare gli investimenti strategici e aumentare la competitività dei porti.

Su ItaliaOggi7, intervistato da Antonio Ranalli, il Prof. Avv. Fabio G. Angelini, Senior Partner Angelini e Associati e membro del gruppo di lavoro istituito presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per lo studio, la ricognizione e la predisposizione degli atti attuativi propedeutici alla transizione al nuovo assetto istituzionale, ha espresso alcune considerazioni sulla riforma della governance portuale:

«La competitività logistica rappresenta un fattore determinante per la crescita del Paese: richiede però una governance più stabile e prevedibile, maggiore efficienza degli operatori portuali e investimenti sul fronte della digitalizzazione e dalla transizione ecologica, migliorando l’efficienza energetica delle infrastrutture portuali e facilitando la transizione verso carburanti a basse emissioni, come il Gnl, l’idrogeno e le rinnovabili. Le norme in materia di scelta dei concessionari, la qualità delle procedure amministrative, la gestione dei rapporti concessori secondo i nuovi indirizzi dell’ART, le regole del permitting e la regolazione energetica giocano un ruolo fondamentale. Il sistema è frammentato, la normativa vigente è farraginosa e scoraggia gli investitori che pure guardano ai nostri porti con interesse. Le ragioni sono storicamente due: la scarsa trasparenza dei meccanismi di rilascio delle concessioni e la mancanza di una regolazione finanziaria che cristallizzi obblighi e aspettative tra le parti. Grazie al PNRR e alla spinta dell’UE, dal DM 110/2023 fino al ddl di riforma dei porti, è in corso una profonda riforma della governance nella direzione di maggiore trasparenza e tutela della concorrenza. Sul fronte della governance, l’istituzione di Porti d’Italia S.p.A. può contribuire alla stabilizzazione del sistema sostenendo gli investimenti dei privati. Proprio gli investimenti strategici potrebbero rappresentare un banco di prova per sperimentare nuovi spazi per operazioni di partenariato pubblico-privato post sentenza CGUE, preservando in capo all’amministrazione la decisione sull’interesse pubblico e distinguendo tale momento dalla successiva fase concorrenziale attinente alla scelta delle modalità concrete di attuazione della decisione amministrativa. Sul fronte energetico, le nuove linee guida del MIT sul rilascio delle concessioni per la gestione del cold ironing delineano procedure amministrative che dovranno essere innovative per conciliare il già complesso quadro regolatorio del sistema portuale con l’altrettanto complesso quadro regolatorio del settore elettrico, permettendo la sperimentazione di nuovi modelli di business adeguati alle specificità dei singoli porti italiani e in grado di rispondere efficacemente alle esigenze di bilanciamento della rete elettrica, preservando la competitività del sistema portuale e un’efficiente allocazione delle risorse».

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