Pensiero
“Intelligenza e volontà, le due forze dell’uomo interiore, dell’uomo desiderante, al servizio del bene comune. Ciò che più mi appassiona è cercare di risolvere problemi: sia quando ci sono delle difficoltà, sia quando si presentano delle opportunità, trovare cioè il modo di conciliare posizioni diverse per arrivare a una soluzione. Affrontare tanti problemi diversi cercando di risolverli, seguendo un filo anziché lanciarsi all’inseguimento dei tanti fili che ciascun problema potenzialmente offre”
“Che la tua vita non sia una vita sterile. —Sii utile. —Lascia traccia“
(J. Escrivá de Balaguer, Cammino, 1)
Philosophy statement
“L’esistenza è libertà, poter-essere, possibilità. L’esistenza stessa non è perciò la necessità ma la possibilità: ciascun uomo è ciò che sceglie di essere. Una scelta quest’ultima che ci pone in rapporto con quella verità che è custodita in ciascuno di noi e che dà luogo ad un dialogo incessante nel quale è proprio nella contingenza che caratterizza le nostre vite che siamo sempre chiamati a rispondere, in piena libertà, ora e adesso (hic et nunc), alla nostra vocazione più profonda. L’esistenza, ed è questo ciò che da sempre mi affascina, è dunque anche possibilità di pensare l’impossibile, finanche che per salvare la propria vita la si debba in realtà perdere mettendo sé stessi pienamente in gioco, senza cedere tanto all’angoscia, alla paura che immobilizza quanto all’utopia che inganna“.
“L’esistenza è libertà, poter-essere, possibilità. L’esistenza stessa non è perciò la necessità ma la possibilità: ciascun uomo è ciò che sceglie di essere. Una scelta quest’ultima che ci pone in rapporto con quella verità che è custodita in ciascuno di noi e che dà luogo ad un dialogo incessante nel quale è proprio nella contingenza che caratterizza le nostre vite che siamo sempre chiamati a rispondere, in piena libertà, ora e adesso (hic et nunc), alla nostra vocazione più profonda. L’esistenza, ed è questo ciò che da sempre mi affascina, è dunque anche possibilità di pensare l’impossibile, finanche che per salvare la propria vita la si debba in realtà perdere mettendo sé stessi pienamente in gioco, senza cedere tanto all’angoscia, alla paura che immobilizza quanto all’utopia che inganna“.
La formazione da giurista e la visione del diritto quale fattore ordinante a servizio della libertà della persona e della sua natura relazionale, la Fede come custode dell’esperienza del non tutto, del limite, dell’alterità e, nello stesso tempo, come apertura alla provvidenza e alla grazia che supera la nostra finitezza, unitamente al desiderio di rispondere all’angoscia che abita l’esistenza (e che, secondo Kierkegaard è diretta conseguenza dell’esistenza intesa come possibilità e, dunque, incertezza, instabilità, dubbio), alla disarmonia del tempo in cui viviamo, ai molteplici squilibri e alla “banalità” che corrode le relazioni umane e, con esse, le dinamiche politiche, economiche e sociali, hanno segnato profondamente il percorso umano, professionale e di studioso del Prof. Angelini, influenzandone sia il pensiero che l’impegno sociale nella prospettiva di contribuire a mettere ordine a ciò che nella realtà appare complesso, di dare senso alle cose che altrimenti resterebbero solo frammenti, non semplificando ma rispettandone la complessità e cogliendone le sfaccettature, guardando al confronto razionale quale metodo per la composizione dei conflitti e alla ricerca del bene comune quale metodo per un autentico sviluppo umano integrale.
Nel seguire questa vocazione, nel solco della tradizione culturale cattolica e liberale che ha segnato gli anni della sua formazione, ha scelto di abbracciare la benevolenza: ideale, quest’ultimo, che ci rende capaci uscire da noi stessi e di volere il bene dell’altro in quanto altro (delectatio in felicitate alterius, secondo la formula di Leibniz), coltivando la tensione dello spirito verso le cose grandi. Quando infatti l’intelligenza e la volontà si spiegano verso l’orizzonte della benevolenza, intesa quale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera (e, dunque, per giungere alla pienezza di una ‘vita riuscita’, secondo l’espressione con cui Spaemann traduce il concetto aristotelico di eudaimonia), attraverso il pieno e responsabile esercizio della nostra libertà e, dunque, le nostre scelte quotidiane, esse concorrono a rendere migliore questo mondo, restando ciascuno al proprio posto, facendo bene anche le cose più piccole e prendendoci cura di ciò che ci sta attorno.
Strong ideas
Caratteristiche del suo pensiero sono: l’idea secondo cui i corpi intermedi e le autonomie locali si pongono come “enti concorrenti” nell’ambito della dinamica democratica, quale declinazione stessa dei principi di sovranità popolare e di sussidiarietà su cui si sviluppa l’ordinamento costituzionale; e l’attenzione rivolta alle applicazioni della constitutional economics nel campo del diritto pubblico e amministrativo. Entrambi questi elementi lo hanno portato a maturare la convinzione secondo cui debba essere la comunità (le persone, i corpi intermedi e gli enti concorrenti) e non lo Stato al centro del sistema e, conseguentemente, che l’organizzazione amministrativa non possa che essere a diretto servizio della comunità, dovendosi perciò rinvenire proprio nei diritti fondamentali della persona e nelle formazioni sociali espressione della dimensione relazionale della persona la misura del suo vincolo e la guida della sua libertà.
Caratteristiche del suo pensiero sono, da un lato, l’idea secondo cui i corpi intermedi e le autonomie locali si pongono come “enti concorrenti” nell’ambito della dinamica democratica, quale declinazione stessa dei principi di sovranità popolare e di sussidiarietà su cui si sviluppa l’ordinamento costituzionale. E, dall’altro, l’attenzione rivolta alle applicazioni della constitutional economics nel campo del diritto pubblico e amministrativo. Entrambi questi elementi lo hanno portato a maturare la convinzione secondo cui debba essere la comunità (le persone, i corpi intermedi e gli enti concorrenti) e non lo Stato al centro del sistema e, conseguentemente, che l’organizzazione amministrativa non possa che essere a diretto servizio della comunità, dovendosi perciò rinvenire proprio nei diritti fondamentali della persona e nelle formazioni sociali espressione della dimensione relazionale della persona la misura del suo vincolo e la guida della sua libertà.
Un primo elemento caratteristico del suo pensiero, da cui discende uno specifico approccio allo studio del potere amministrativo inteso (anche) quale strumento di “regolazione delle regolazioni” in funzione dell’attuazione della costituzione economica e del pieno spiegarsi della sua funzione ordinatrice tanto sulla sfera pubblica quanto su quella privata, si rinviene nell’idea secondo cui i corpi intermedi e le autonomie di cui all’art. 5 della Costituzione, all’interno della dinamica democratica e quale declinazione della sovranità popolare e della sussidiarietà, svolgono la funzione di “enti concorrenti”. Tali soggetti, pur essendo parte integrante della Repubblica (Stato-comunità) non sono però riducibili nello Stato-persona. Essi concorrono a pieno titolo al perseguimento del bene comune ponendo in dialogo e raccordando le istituzioni democratiche con la società civile all’interno della trama di principi e valori espressi dalla Costituzione, contribuendo alla preservazione della struttura pluralistica della società e al corretto reciproco relazionarsi tra sfera politica, sfera economica e sfera etico-culturale nella prospettiva del contenimento del potere e del pieno spiegarsi delle libertà in coerenza con la dimensione personalistica e relazionale della sovranità popolare rinvenibile negli articoli 1, 2 e 3 della Costituzione. Essi contribuiscono perciò al perseguimento del bene comune il quale, in quanto di tutti e di ciascuno, presenta un fondamento oggettivo nella necessità di dar vita ad una comunità rispetto alla quale, superando la contrapposizione tra individui e Stato, l’ordinamento repubblicano, ponendosi come ordine giuridico delle libertà, è chiamato a svolgere una funzione di coordinamento e di raccordo dei fini individuali in chiave cooperativa. L’attuazione del principio di uguaglianza sostanziale e la stessa soggezione della libera iniziativa economica all’utilità sociale devono perciò intendersi come necessariamente subordinate alla normatività dell’ordine giuridico delle libertà (della persona e della società), dovendo perciò l’esercizio di queste ultime trovare attuazione non nella composizione autoritaria degli interessi in gioco ma in quella dinamica concorrente nella quale proprio i corpi intermedi sono chiamati ad essere protagonisti.
Un’ulteriore caratteristica del suo pensiero, segnata dal periodo di ricerca svolto negli Stati Uniti e dai costanti rapporti di collaborazione scientifica con il mondo accademico statunitense e tedesco, è poi l’integrazione sul piano metodologico dell’approccio tradizionale allo studio del diritto pubblico e amministrativo con quello della public law and economics e, in particolare, l’attenzione rivolta alle applicazioni della teoria della scelta pubblica e dell’ordoliberalismo. La teoria della public choice della Scuola della Virginia è l’applicazione dell’economia allo studio della politica. Tale teoria si concentra sullo studio degli incentivi e dei costi dell’attività politica, formulando previsioni su ciò che emergerà dal processo politico. L’ordoliberalismo della Scuola di Friburgo si colloca in stretta prossimità con il più recente programma di ricerca di economia politica costituzionale che trae la sua principale ispirazione dal lavoro di James M. Buchanan e della Scuola della Virginia. Secondo la Scuola di Friburgo, l’ordine di mercato è un ordine costituzionale e, in quanto tale, soggetto a scelte costituzionali (esplicite o implicite). Esso presuppone che la qualità e le dinamiche dei processi di mercato dipendano dalla natura del quadro giuridico-istituzionale in cui essi si svolgono e che la questione di quali regole siano e quali non siano elementi desiderabili di tale cornice normativa debba essere valutata come una questione costituzionale, vale a dire in termini di relativa desiderabilità tra possibili alternative costituzionali. Il contributo che entrambi questi filoni di ricerca, l’economia costituzionale di Buchanan e l’ordoliberalismo della Scuola di Friburgo, hanno apportato alla tradizione liberale classica è, secondo Angelini, quello di aver affinato la nostra consapevolezza in merito alla dimensione costituzionale del paradigma liberale: una consapevolezza quest’ultima che è, invece, palesemente assente in gran parte delle dottrine che pongono enfasi sul mito del “mercato senza limiti”.
I lavori monografici di Angelini si distinguono per l’applicazione di tali lenti allo studio delle implicazioni sul piano amministrativo e costituzionale dei vincoli europei di finanza pubblica e all’analisi delle caratteristiche della regolazione dei mercati digitali.
Seguendo tali coordinate economico-costituzionali, nel lavoro “L’intervento pubblico tra diritti fondamentali e razionalità economica. Disfunzioni democratiche e funzioni amministrative come esercizio della sovranità popolare”, Angelini propone perciò una lettura della costituzione (macro)economica europea differente rispetto al paradigma interpretativo dominante del fenomeno dell’integrazione europea. Secondo Angelini essa si svilupperebbe infatti all’interno di una trama discorsivo-razionale che, intrecciando l’ordinamento interno con quello sovranazionale, consente l’emersione a livello sovranazionale di una funzione amministrativa di garanzia a tutela degli interessi finanziari della collettività che si pone come fattore disciplinante dei processi politico-amministrativi degli Stati membri. Una funzione quest’ultima che, come confermato del NextGeneration EU, perimetrando l’indirizzo governativo della finanza pubblica e contribuendo al contenimento delle fisiologiche disfunzioni dei processi democratici, permette la mediazione politica lungo i binari di una precisa cornice economico-costituzionale (i cui criteri ordinatori sono rinvenibili nel principio concorrenziale e nella preservazione della stabilità finanziaria), riducendo le asimmetrie informative e contenendo le rendite politiche, ponendosi dunque come strumento per il pieno esercizio della sovranità popolare nei confronti del potere governante piuttosto che nel suo contrario.
Guardando invece, con le medesime lenti, all’economia digitale e alla multidimensionalità dei nuovi poteri privati che operano in tale contesto, nel lavoro “Poteri digitali, concorrenza e amministrazione. La regolazione dei mercati digitali nella prospettiva del costituzionalismo economico”, richiamando la lezione di Giovanni Marongiu secondo cui l’ordinamento economico costituzionalizzato, attraverso i suoi principi organizzativi e procedurali e i suoi principi attivi di contenimento, di condizionamento e di neutralizzazione delle disuguaglianze possiederebbe al proprio interno gli elementi per poter affermare contemporaneamente i valori fondamentali di libertà e uguaglianza su cui si fonda l’ordinamento democratico costituzionale, Angelini propone una lettura della regolazione dei mercati digitali a partire da un rinnovato sguardo sul potere amministrativo e sulle possibilità esercizio di quest’ultimo con riferimento al potere sociale esercitato dalle Big tech. Nel contesto digitale, secondo Angelini, il potere amministrativo andrebbe infatti inteso come strumento di regolazione (politica) delle regolazioni (politica, economica e sociale) in funzione del massimo godimento possibile dei diritti fondamentali della persona e, dunque, come fattore abilitante del pieno spiegarsi della funzione ordinatrice propria della costituzione economica, laddove proprio la preservazione dell’assetto concorrenziale dei mercati e del pluralismo sociale “concorrono” con (e attraverso) il potere amministrativo alla costruzione e alla regolazione del sistema economico in funzione della libertà e dell’uguaglianza dei soggetti individuali e collettivi in esso presenti.
Per servire, servire
Questa tensione ideale che ne caratterizza il pensiero, l’attività di ricerca e di insegnamento universitario, si traduce in uno specifico stile leadership, sintetizzabile nell’espressione “per servire, servire“, incentrata sul desiderio di servire lo sviluppo integrale della persona e sulla perseveranza nel voler contribuire a creare un futuro migliore per la società, le future generazioni e l’ambiente, mettendo le proprie idee al servizio della formazione dei più giovani, della democratizzazione del sapere attraverso la digitalizzazione e l’internazionalizzazione dell’offerta formativa e della promozione della dignità della persona e dei valori democratici e repubblicani attraverso la ricerca scientifica nel campo del diritto pubblico e amministrativo, del costituzionalismo e delle interazioni tra potere politico e potere economico.
Sul piano professionale, in una realtà economica caratterizzata da una significativa presenza del “pubblico”, sia in veste di autorità che di operatore economico, e dall’emersione dei nuovi poteri privati digitali, tale approccio si manifesta nell’impegno ad affiancare public policymakers, business leaders e imprese nelle più diverse iniziative tese alla rigenerazione del Paese e nelle questioni più sfidanti che interessano la competitività del nostro sistema industriale, l’innovazione digitale e la transizione energetica, la riforma della pubblica amministrazione, la sostenibilità dei servizi sanitari e gli investimenti infrastrutturali, promuovendo la modernizzazione e ridefinendo i confini tra pubblico e privato nel segno della sussidiarietà.
“Per servire, servire. In primo luogo, infatti, per realizzare le cose bisogna saperle condurre a termine. Non credo alla rettitudine di intenzione di chi non si sforza di ottenere la competenza necessaria per svolgere debitamente i compiti che gli sono affidati. Non basta voler fare il bene; è necessario saperlo fare. E, se il nostro volere è sincero, deve tradursi nell’impegno di impiegare i mezzi adeguati per compiere le cose fino in fondo, con perfezione umana”
(J. Escrivá de Balaguer, Nella bottega di Giuseppe)

