La natalità è una questione centrale per il nostro Paese e per l’intero continente europeo, intimamente connessa al delicato equilibrio tra sistema politico e sistema economico che è al cuore delle nostre democrazie. Come ha recentemente evidenziato il Presidente della Repubblica intervenendo agli Stati generali della natalità, “una società che sa accogliere la vita è una società che sa accogliere le persone.” I temi della natalità, ha continuato Mattarella, “si caratterizzano […] come espressione alta del dovere delle strutture pubbliche di porre i cittadini nella condizione di esprimere in piena libertà […] la loro vocazione alla genitorialità, nell’interesse del bene comune. Ciascun popolo, ciascuna comunità sa bene che la continuità si manifesta nel succedersi delle generazioni. E il livello di sostituzione, di avvicendamento che le accompagna è conseguenza del modello di società che si sarà concorso a costruire”.
L’equilibrio tra economia di mercato e democrazia che, radicandosi nella sovranità popolare e nel riconoscimento dei diritti fondamentali della persona, si pone alla base del patto costituzionale su cui si reggono le democrazie europee è estremamente fragile. Dovremmo ormai aver compreso che la crescita economica non può essere un fine a sé stante e che la stabilità politica è tutt’altro che scontata. Entrambe dipendono infatti, in modo indissolubile, dalla nostra capacità di orientare risorse, capacità di innovazione e di regolazione verso ciò che protegge e rafforza la vita. Quando invece le dinamiche del mercato e della contesa politica finiscono per erodere beni fondamentali come la fiducia e il pluralismo, le basi stesse della prosperità e della democrazia ne risultano profondamente minate.
Da questa amara lezione, alla luce dei trend che caratterizzano l’economia globale, delle transizioni attualmente in atto (tra cui, su tutte, quella digitale e quella ecologica) e delle dinamiche geopolitiche e di potere che queste ultime alimentano e (talvolta) estremizzano in un contesto di rinnovata frammentazione e conflittualità, deriva il timore di un imminente autunno democratico e di una economia di mercato destinata sempre più a porsi come dominatrice assoluta della vita umana. Alimentando così molte di quelle contraddizioni e di quegli squilibri sottolineati dal Presidente Mattarella e rinvenibili, ad esempio, nel paradosso secondo cui, “in una società centrata sulla velocità”, proprio i giovani rischiano “di essere in costante ritardo” rispetto all’alta responsabilità connessa al dono della vita o nel dover constatare che “laddove i consumi privati appaiono più alti, si riscontra minore generatività”.
Occorre perciò una riflessione sull’attuale crisi delle democrazie liberali e sulle degenerazioni del sistema capitalistico nella prospettiva di una società della vita: un paradigma economico e sociale che rinvia a un rinnovato patto costituzionale in cui la solidarietà si pone come il fulcro tanto di un sistema economico a misura d’uomo quanto di una democrazia in salute. Esso rinvia a una solidarietà integrata nella logica del mercato e una concorrenza capace di alimentare quel pluralismo necessario tanto al funzionamento del sistema democratico quanto di quello economico, entrambi intesi quali ingredienti essenziali per il rafforzamento del tessuto sociale e fattori di efficienza e di resilienza in grado di rendere il sistema più forte e stabile.
La società della vita e il suo connesso paradigma economico-costituzionale fanno propria l’intuizione secondo cui, se disconnessa dal suo fine ultimo e, dunque, dall’obiettivo della promozione integrale della persona, l’economia rischia di diventare un sistema che sfrutta la vita umana anziché promuoverla. Un sistema economico sano non può perciò fondarsi sulla manipolazione o sullo sfruttamento ma sul rispetto della vita in tutte le sue forme, sulla dignità della persona, sull’integrità delle relazioni e sulla salute del pianeta. La solidarietà e la cooperazione si pongono infatti come necessari anticorpi contro tale visione che, proiettandosi nel complesso intreccio tra democrazia e capitalismo, vorrebbe ridurre l’essere umano a mero ingranaggio del mercato e dell’economia.
La società della vita richiede perciò una rigenerazione del nostro patto economico-costituzionale. Non si tratta di limitare l’iniziativa privata ma, al contrario, di intervenire proponendo una profonda ristrutturazione del nostro sistema economico dal lato dell’offerta, orientando il sistema produttivo verso l’economia della vita e, dunque, verso quei settori capaci di porre al centro le capacità umane e la relazionalità che è propria della persona, di proteggere la salute e l’ambiente, mettendo al riparo la comunità da rischi sistemici. Ciò al fine di ampliare lo spazio della reciprocità e, dunque, quella specifica dimensione dello scambio sociale che, ponendosi tra democrazia e mercato, contribuisce al miglior equilibrio tra ordine politico, ordine economico e ordine etico-culturale che è al cuore del capitalismo democratico.
L’Europa, le cui radici giudaico-cristiane offrono una chiave di lettura indispensabile per comprendere gli stravolgimenti in atto alla luce della sua storia millenaria, è così chiamata a riscoprirsi culla della società della vita. Una rinnovata consapevolezza la cui cartina di tornasole sarà la capacità di convertire la capacità produttiva del nostro continente in un’economia della vita in grado di assicurare una libertà responsabile, il rispetto della dignità umana e la sicurezza per le generazioni future. Solo così, l’economia di mercato e la democrazia, in Europa e nel mondo, potranno sostenersi e rafforzarsi reciprocamente, trasformando la solidarietà in una potente strategia di sviluppo e stabilità duratura. Solo così potremo forse scongiurare l’autunno demografico e, con esso, quello democratico che sembra essere alle porte.

