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L’intervento pubblico tra diritti fondamentali e razionalità economica. Disfunzioni democratiche e funzioni amministrative come esercizio della sovranità popolare, Wolters Kluwer CEDAM, 2020

Il lavoro si propone di indagare, con l’intento di innovarne la prospettiva e gli strumenti di analisi, la disciplina della finanza pubblica collocandola nel più ampio dibattito sui presupposti, sulle forme e sui limiti dell’intervento pubblico nel contesto giuridico-istituzionale eurounitario. 

Obiettivo del lavoro non è perciò quello di tracciare un quadro aggiornato delle disposizioni interne ed europee in materia di finanza pubblica quanto piuttosto a rimarcarne l’assoluta centralità ai fini della comprensione delle complesse dinamiche istituzionali e dei processi di trasformazione attualmente in atto e, con riferimento al potere condizionante che tali norme spiegano rispetto alle decisioni concernenti le scelte di intervento pubblico, a porne in luce la funzionalità rispetto al pieno spiegarsi del principio di sovranità popolare e al perseguimento stesso dei diritti fondamentali secondo il paradigma costituzionale garantista. 

L’autore, ricorrendo ad un approccio metodologico giuseconomico che rinvia alla public choice e ai filoni dell’ordoliberalismo e della constitutional economics, suggerisce perciò una rilettura della disciplina della finanza pubblica e degli istituti posti a tutela degli interessi finanziari della collettività in termini strumentali rispetto alla costante ricerca di un equilibrio (sempre mutevole) tra sfera pubblica e sfera privata, in funzione della piena attuazione dell’ordinamento giuridico della società secondo i principi di libertà, responsabilità e sussidiarietà. 

Da tale rilettura deriva la tesi secondo cui il richiamo contenuto nella costituzione europea alla razionalità economica – esemplificata nei principi della concorrenza (contenuto microeconomico), delle finanze pubbliche sane e della stabilità monetaria (contenuto macroeconomico) – implicherebbe un rafforzamento della sovranità popolare nei confronti dell’esercizio del potere politico-amministrativo, risultando l’efficienza dei processi decisionali pubblici, conseguibile attraverso regole in grado di prevenire e correggere le “disfunzioni” tipiche dello Stato pluriclasse e gli effetti distorsivi della ricerca del consenso, la condizione essenziale e sostanziale della tutela in concreto dei diritti fondamentali della persona. Questa prospettiva – che rinvia ad una visione rovesciata della sovranità e alla ricerca in concreto dell’efficienza dell’intervento pubblico dal punto di vista dell’appropriatezza dei mezzi rispetto ai fini perseguiti, a partire cioè dalle preferenze degli individui e sulla base di trasparenti operazioni di bilanciamento tra diritti e doveri costituzionali – rappresenta secondo l’autore la necessaria premessa per un ripensamento del diritto pubblico come trama discorsivo-razionale e dell’amministrazione stessa come argomentazione della sovranità popolare, a garanzia di quei diritti fondamentali della persona che l’ordinamento è chiamato a rendere effettivi in un quadro di costante interdipendenza tra ordine morale e sociale, ordine giuridico-economico e ordine giuridico-politico.